martes, 10 de abril de 2018

Viaje a Tiawanaku. Rencontres Internationales Paris/Berlin


Rencontres Internationales Paris/Berlin. 10-15 april 2018. Forum des images, Centre Pompidou, Carreau du Temple, Luminor and Cité internationale des arts. Video Library. París. Francia.

Author: Francis Naranjo
Title: Viaje a Tiawanaku / Trip to Tiawanaku
HD. 19' 15''
Year: 2016
Soundtrack:  VibraZoyd. José Manuel López López
Initial voice-over: Fernando Galán
Poem: Oración en el bar de la Rosa Blanca. Dionisio Cañas
Voice off poem: Dionisio Cañas
Edition: Román Segura (Las Palmas de Gran Canaria).  Martín Pabón  (La Paz)
Special thanks: Fundación Cinenómada para las Artes (La Paz, Bolivia)




Viaje a Tiawanaku (Journey to Tiawanaku) is a tribute to Marisa Naranjo de la Coba, Francis Naranjo’s mother (who died in 2015 after a long illness), which becomes a tribute to all mothers. Marisa Naranjo never left the Canary Islands, she always travelled via other people’s memories. She led a remarkable life: her separation from her husband, whom she left while pregnant with her only child and amidst Franco’s dictatorship, meant she had to live with friends (in Santa María de Guía) because her circumstances prevented her from seeking the help of her family. A rural Spain immersed in poverty and a hypocritical morality meant that her son was her only concern.
This video presents distinct journeys: a sensorial and initiatory one, where the soundtrack, images and poetry merge to help us on this passage which the human condition guides us on through its emotions; and another, physical and tangible. Following her death, Marisa embarks on her last voyage to experience of Tiawanaku (Bolivia). This time, it’s her ashes which travel, to resume the journey by way of our memory, where she awaits us to continue with the cycle of life.   
       




domingo, 25 de marzo de 2018

Participación en "Beyond The Wall: Border readings in a state of emergency" . San Antonio. Texas. USA

En Artpace San Antonio, a través de Contemporary Art Month. 22 de marzo - 6 mayo 2018



TODO IMPORTA (2018)

Principalmente es el choque de ideologías tradicionales (capitalismos, socialismo, etc.) lo que ha llevado al planeta a la situación desastrosa en que se encuentra.  El capitalismo y el socialismo real, tal como lo conocemos, han resultado ser lo mismo, y éstos han propiciado que se esté reduciendo el planeta a la morfología de artefactos, estamos transformando el planeta hasta la forma de chatarra, abocando a la desaparición de las materias primas.
Pero en medio de todo esto continúan funcionado muy bien ciertos roles sociales que nos invitan a evadirnos de realidades concretas.
TODO IMPORTA se presenta como un esquema de autorregulación del espíritu y de la sociedad, es decir, los problemas tradicionales se deben abordar desde un punto de vista puntual, pero sin dejar de pensar en la totalidad. La relación del individúo con la sociedad la podría abordar la ecología social y el ecologismo, como una alternativa a la cosmovisión tradicional, y así poder acercarnos a entender la situación en que nos encontramos.
Importante es entender la relación del hombre con la naturaleza; y por otra parte la relación de los hombres entre sí. Partiendo de la base que la mayoría de los conflictos se generan de la problemática del individúo, la sociedad y la naturaleza. Sin olvidar la cuestión social frente a la represión.
Y ante esto nos enfrentamos a un ente autárquico que nos genera un símbolo que en los últimos tiempos aparece como devastador: la identidad.  Quizás esta invención nos invita a pensar un nuevo planeta, quizás fuera de nuestras fronteras, donde todo vuelva a importar de verdad. Quizás obviando un punto bien conflictivo en la filosofía tradicional, o la sabiduría tradicional, o de las ilusiones trascendentales, donde todo se plantea en términos autoritarios, donde la relación de amo y esclavo, asociadas a la relación del hombre con la naturaleza, sean otras.
















jueves, 22 de febrero de 2018

GEOGRAFIE UMANE. EXMA. Cerdeña. Italia



SGUARDI SUL MONDO ATTUALE
#3 GEOGRAFIE UMANE
Arte contemporanea internazionale da una collezione privata in
Sardegna
EXMA EXhbiting and Moving Arts
25 febbraio - 20 maggio 2018
Opening 25 febbraio ore 11.00
L’EXMA Exhbiting and Moving Arts inaugura la nuova stagione espositiva con la terza tappa del programma SGUARDI SUL MONDO ATTUALE, dedicato alla grande arte contemporanea internazionale, che mette in mostra le opere appartenenti o nella disponibilità della collezione di Antonio Manca, con base in Sardegna, aperta verso il mondo.
Nato all’interno della rete di partnership promossa dal Consorzio Camù, curato da Simona Campus, direttrice artistica dell’EXMA, in collaborazione con lo stesso collezionista, e concepito come un viaggio nella contemporaneità artistica, il programma espositivo ha preso avvio nel 2016 con la mostra EASTERN EYES, indagando i temi legati ai cambiamenti politici e sociali del continente asiatico negli ultimi decenni; nel 2017 è proseguito con AMERICAS, un’esposizione impegnata, che parlando di Americhe al plurale ha riaffermato il valore dell’incontro e delle contaminazioni tra culture.
Il titolo SGUARDI SUL MONDO ATTUALE richiama un’antologia di saggi scritti da Paul Valéry negli anni tra le due guerre, sull’orlo della catastrofe del secondo conflitto mondiale; saggi nei quali il poeta definisce il Mediterraneo «un dispositivo … per produrre civiltà» e coglie il modificarsi, già all’epoca, di concetti quali «storia», «politica», «libertà», «progresso», «Europa», concetti che oggi più che mai ci riguardano direttamente.
LA MOSTRA
All'Europa – investita da trasformazioni storiche di enorme portata – rivolge lo sguardo questo terzo appuntamento, che chiude il ciclo; sguardo che assume una specifica prospettiva, rivendicando e riaffermando la centralità delle persone, degli esseri umani. L’essere umano nelle sue infinite sfaccettature è, infatti, il cuore della collezione di Antonio Manca: un cuore che parla di resilienza, della possibilità di difendere l’intelligenza creativa contro la dittatura dell’economia e l’omologazione del pensiero. Lungo il percorso, nelle connessioni tra le opere, si profila la personalità del collezionista, la specificità delle sue scelte, che scaturiscono dalla conoscenza del sistema del contemporaneo, dalla frequentazione di fiere e gallerie, ma soprattutto dalle esperienze e
dalle relazioni con gli artisti, coltivate assiduamente, in tutti i continenti.
GEOGRAFIE UMANE non definisce confini, affronta piuttosto una situazione artistica fluida, in virtù della quale le sperimentazioni del presente intercettano le radici della cultura occidentale, trasformano l’eredità del Vecchio Continente e ridiscutono il concetto di identità, delineando scenari futuri. Gli artisti, le linee di ricerca, le opere selezionate s’interrogano sul senso dell’esistere nel pianeta globale, sulla percezione - individuale e collettiva - del sé, sul rapporto con la realtà e con la natura, secondo le molteplici possibilità di contatto che ci legano indissolubilmente gli uni agli altri.
Tra le riflessioni fondamentali dell’esposizione, ricorre il tema del corpo come strumento artistico e di rivendicazione socio-politica, a partire da Self-hybridation africaine di ORLAN (pseudonimo di Mireille Suzanne Francette Porte, Francia, 1947), opera datata al 2003, che decostruisce l’idea di una bellezza classica, ideale, facendo del volto modificato un luogo di dibattito e mescolanza di storie. Il tema si ritrova centrale anche in Hermann Nitsch (Austria, 1938), massimo esponente dell'Azionismo viennese, autore di opere fortemente provocatorie, spesso controverse; in Franko B (pseudonimo di Franco Bosisio, Milano, 1960), che annichilisce le costrizioni imposte dalla società, violando ogni
limite tra privato e pubblico; in Odinea Pamici (Trieste, 1951) interprete dei valori del femminismo e di una sensibilità espressiva legata alle questioni di genere.
Si approfondiscono alcuni temi già altrimenti affrontati in EASTERN EYES e AMERICAS, legati alla sessualità, al fragile equilibrio tra l’essere e l’apparire, alle restrizioni sociali che minano la libertà degli individui. Daniele Buetti (Svizzera, 1955), riferendosi alla comunicazione dei mass media e della pubblicità, rende manifesta la fragilità delle apparenze, le distanze, soprattutto emotive, che dividono le pagine patinate e lucenti da una realtà fatta di ansie e insicurezze. Non v’è dubbio che i mass media influenzino in maniera determinante la costruzione delle nostre biografie individuali e l’idea del mondo che ci circonda: come Buetti, s’interroga in proposito anche Erwin Olaf (Paesi Bassi, 1959), le cui immagini sono formalmente perfette, ma nei dettagli lasciano trapelare quanto si cela dietro alle maschere sociali, prendendo di mira convenzioni e tabù borghesi. La raffinatezza formale contraddistingue anche le immagini di Matteo Basilé (Roma, 1974), per il quale l’indagine sulla natura umana passa per la conciliazione di elementi opposti, di una tradizione iconografica che guarda a Caravaggio, al barocco e alla contemporaneità, sintesi di Est e Ovest. L'opera di Urs Lüthi (Svizzera, 1947) riflette le ambivalenze legate al riconoscimento del sé. In un lavoro su carta, parte di un’originale declinazione del libro d’artista, Emanuele Magri (1949) affronta il discorso sul corpo e
sull’identità attraverso la ritualità del vestire legata all’arte, astraendone forme impresse
su fotoceramiche tombali.
Ampio spazio viene riservato alla fotografia, anche come documentazione di performance, in contrappunto con numerosi altri linguaggi, dalle installazioni alla pittura, a sottolineare la contaminazione tra i differenti codici espressivi, prerogativa propria del contemporaneo. Molti gli artisti in mostra che lavorano sulle mescolanze, tecniche e concettuali, come valore: da Panamarenko (pseudonimo di Henri Van Herwegen, Belgio, 1940), a Tilman Hornig (Germania, 1979), Franck Scurti (Francia, 1965) e Robert Gligorov (Macedonia, 1959), che vive a Milano e ha collaborato in maniera assidua con la band dei Bluevertigo, rappresentato da due lavori, tra i quali lo spettacolare New Order (2009), emblema dell’ambiguità potenziale di ogni immagine. Sull’ambiguità dell’immagine e le modalità di percezione si sofferma anche Lamberto Teotino (Napoli,
1974): chirurgiche, asettiche, le fotografie digitali di omicidioumano (2002-2005) mettono
in scena una favola cerebrale, ambientata in interni che potrebbero essere domestici e
sono invece la scena di un crimine che ci riguarda tutti.
Altrettanto fondamentali le connessioni che l’arte intraprende con gli altri ambiti del
sapere umano, primo tra tutti la filosofia. Così in Joseph Beuys (Germania, 1921-1986),
artista tra i più rappresentativi di tutto il Novecento a livello mondiale, fautore di una
concezione totale e totalizzante dell’arte, che implica teorizzazioni di filosofia sociale e
partecipazione politica, intorno al potere trasformativo della natura e la necessità della
sua difesa. Dalle suggestioni offerte da Beuys, si sviluppa, lungo il percorso espositivo,
una linea che indaga il rapporto tra uomo e natura e comprende un disegno dello studio
Lucy+Jorge Orta, parte del progetto Antartic Village No Borders, vera e propria
spedizione in Antartide, con l’installazione di cinquanta abitazioni a forma di cupola,
costruite con le bandiere degli stati, per richiamare l’attenzione sull’ambiente e sugli
spostamenti dei popoli.
La passione per i grandi maestri si accompagna, nella collezione Manca, alla volontà di
promuovere e sostenere i talenti delle più giovani generazioni; ne derivano, in mostra,
preziosi dialoghi intergenerazionali, oltre che interculturali: l’importanza del patrimonio paesaggistico emerge negli scatti di grandi nomi della fotografia italiana del XX secolo, Franco Fontana (Modena, 1933), Luigi Ghirri (Fellegara, 1943 - Roncocesi, 1992), Mario Giacomelli (Senigallia, 1925-2000), ma viene anche rimarcato nell’installazione Castanea, lavoro recente (2013) di Tamara Repetto (Genova, 1973), che dal microcosmo dei castagni del Piemonte apre a contenuti universali sull’intreccio tra natura, tecnologia e società. Intreccia invece le istanze della sound art e dell’arte cinetica e programmatica la ricerca di Roberto Pugliese (Napoli, 1982): il suono, la musica e il visivo, unendosi, danno origine a opere plastiche, grazie alle quali il visitatore viene
coinvolto in un’esperienza multisensoriale, dinamica, capace di abitare lo spazio in
maniera sinestetica.
Ancora sul fronte installativo, di Francis Naranjo (Spagna, 1961) – che ha proposto qualche anno fa un progetto intitolato “Europa, un continente triste”, riferendosi alla necessità di separarsi definitivamente dai retaggi storici del colonialismo e dai vincoli dell’economia – viene esposta Iluminaciones urbanas, cui fa riscontro, sul versante fotografico, la città osservata secondo punti vista inaspettati e lirici da Yannis Bournias (Grecia, 1971), fondatore della rivista “NOMAS”, spirito nomade, ma profondamente legato alla sua città natale, Atene.
Alla riflessione, infine, fuori da ogni stereotipo, sull’identità contemporanea, si lega la scelta di proporre una sezione specificamente riservata alla Sardegna, ma di una Sardegna del tutto anticonvenzionale: come una mostra nella mostra, vengono presentate le opere appartenenti alla collezione Manca di Paolo Navale (1954), figura artistica di prim’ordine, autore del Manifesto dell’estetica surrazionale; nuorese con origini napoletane, viaggiatore tenace, Navale ha vissuto e lavorato tra Italia, Francia e Inghilterra, mettendo in relazione una spiccata vocazione cosmopolita con un rigoroso pensiero intorno alle proprie radici.
Artisti in mostra / Artists on display
Franko B, Matteo Basilé, Joseph Beuys, Yannis Bournias, Daniele Buetti, Franco Fontana, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Robert Gligorov, Tilman Hornig, Urs Lüthi, Emanuele Magri, Francis Naranjo, Paolo Navale, Hermann Nitsch, Erwin Olaf, ORLAN, Lucy+Jorge Orta, Odinea Pamici, Panamarenko, Roberto Pugliese, Tamara Repetto, Franck Scurti, Lamberto
Teotino.

Opere d’arte e libri
Parte fondamentale del progetto sono i libri relativi agli artisti e alle opere in mostra, che allestiti anch’essi lungo il percorso espositivo, possono essere consultati dai visitatori, costituendo una ulteriore e preziosa opportunità di approfondimento.
SGUARDI SUL MONDO ATTUALE
#3 GEOGRAFIE UMANE
Arte contemporanea internazionale da una collezione privata in Sardegna
Un progetto di Consorzio Camù Centri d’Arte e Musei
Con il Patrocinio di Comune di Cagliari
Con il contributo di POR FESR 2014-2020 Regione Autonoma della Sardegna /
Fondazione di Sardegna /
Partner Sardex.Net
Media Partner Radio X
In collaborazione con Inmediazione / ExsMArt Culture Lab

viernes, 2 de febrero de 2018

ESTÁS ENTRANDO EN LA LUZ DE TUS OJOS. Museo Antonio Padrón. Centro de Arte Indigenista. Gáldar. Gran Canaria. España




En esta propuesta continúo indagando en factores relacionados con la condición humana, si bien en esta ocasión desde el paralelismo entre lo terrenal y el lado místico de nuestra esencia, desde la relación onírica de la realidad a la parte telúrica de nuestra energía vital.
En viaje a la Isla de La Luna (2014), en el lago Titicaca (Bolivia), descubrimos en el Palacio de Iña Kuyu, de la comunidad Coati, varios santuarios donde las ofrendas son piedras, éstas son piedras místicas. Ante esta sorpresa, y existiendo previamente relación con sus energías y misterios,  decidí que me acompañara una de ellas a continuar el "viaje". Uno de los acompañantes me apuntó ante el descubrimiento de lo que había decidido:  ten cuidado con lo que has hecho, si te llevas una piedra de aquí tendrás que volver a depositarla en su lugar:  SOÑARÁS.
Durante un tiempo velé las piedras, en sus sueños. Ese comentario me había afectado hasta alcanzar un estado de transe en el que soñé por las piedras. Esa simbiosis, entre las piedras y yo, en la que SOÑÉ por ellas. Fue un "viaje" a través de energías que abarcaban diferentes  planos en nuestra condición humana.
Esto, y el proceso de mi producción en el que me encontraba en ese momento, propició que me decidiera a trabajar esta invitación: LAS PIEDRAS, SUEÑAN.
Donde el resultado es una puesta en escena de situación onírica en el laboratorio de la vida, un espacio donde vamos a soñar junto a las piedras, a realizar ese viaje vertical del que habla Dionisio Cañas, hacia las cumbres espirituales o hacia los abismos infernales, porque en verdad a lo sagrado sólo podemos acercarnos, aproximarnos, sentirlo por la inmovilidad, por la meditación, por la lentitud y la negación de la velocidad. Es decir, paralizando lo profano en el tiempo y en el espacio, dentro y fuera de nosotros.
Esta propuesta expositiva reúne 4 producciones alrededor de la invitación "Las piedras sueñan" que son: "Atlas de la periferia (especularita y baritina)", "Mística Forzada (meteorito)", "Osmosis (Shungita)" y "Melancolía". Una cuarta producción relacionada con la propuesta "La coleccionista de luces" que lleva por título "Luz de Atacama". Y una intervención lumínica en el espacio, en este caso concreto en los jardines de la Casa-Museo, que lleva por título "My life is the light (Mi vida es la luz)".
Se aglutinan estos trabajos a través de lo telúrico para introducirnos en un viaje que debemos recorrer en solitario, solitario de sí y de los hombres y también de las cosas,  solo en soledad se siente la sed de verdad que colma la vida humana. Por ello invitamos a introducirnos en el desierto más árido del planeta, el desierto de Atacama, para a través de él despojarnos de lo mundano y tratar de llegar a la luz de tus ojos.
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SELECCIÓN PRENSA




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IMÁGENES DE LA EXPOSICIÓN






Atlas de la periferia (especularita y baritina)



Mística forzada (Meteorito)

                                                                      Meteorito encontrado entre Bolivia y Chile utilizado por los aimaras como arma arojadiza



Ósmosis (shungita)





Melancolía (basalto)




Luz de Atacama






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INTERVENCIÓN LUMÍNICA EN LOS JARDINES DEL MUSEO
"MY LIFE IS THE LIGHT"



Producción enmarcada bajo el epígrafe LA COLECCIONISTA DE LUCES (2012), donde una ficticia coleccionista reúne experiencias alrededor de la luz. Mi vida es la luz se genera para vivir una experiencia singular y generar diálogos con el lugar donde se exhibe de manera que éste se re significa y pasa a formar parte de un todo. La luz como metáfora de la condición humana nos desplaza, a través de esta experiencia propuesta, a pensarnos y reflexionar alrededor del experimento propuesto.





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VIAJE A TIAWANAKU

Francis Naranjo
HD. 19'15''. 2016
Banda sonora:  VibraZoyd. José Manuel López López
Voz en off inicial: Fernando Galán
Poema: Oración en el bar de la Rosa Blanca. Dionisio Cañas
Voz en off poema: Dionisio Cañas
Edición: Román Segura (Las Palmas de Gran Canaria).  Martín Pabón  (La Paz)az)
Agradecimientos: Fundación Cinenómada para las Artes.

Inicialmente Viaje a Tiawanaku se plantea como un homenaje a Marisa Naranjo de la Coba, madre de Francis Naranjo (fallecida en el año 2015 después de una larga enfermedad), hasta transformarse en un homenaje a todas las madres.
Marisa Naranjo nunca salió de las Islas Canarias, siempre viajó a través de la memoria de los otros. Por circunstancias su vida fue singular: su separación matrimonial, abandonando a su marido embarazada de su único hijo, en plena dictadura franquista, que la obliga a vivir con unos amigos (Santa María de Guía) ya que esta situación le impide contar con el apoyo de su familia. Una España pobre y rural, de moral hipócrita, hace que su única obsesión sea su hijo.
Este vídeo se convierte en diferentes viajes, uno iniciático, donde la banda sonora, las imágenes y el poema su funden en un todo para ayudarnos a ese desplazamiento al que nos conduce la condición humana. Y por otro lado el físico, tangible. Después de su fallecimiento, esta vez Marisa, a través de sus cenizas, realiza su último viaje a vivir la experiencia de Tiawanaku (Bolivia), para reanudar el viaje a través de la memoria de nosotros. Donde nos esperará a continuar el ciclo vital.